L’abbazia di Santa Maria di Farfa è un monastero della congregazione benedettina cassinese, che prende il nome dall’omonimo fiume (il Farfarus di Ovidio) che scorre poco lontano e che ha dato il nome anche al borgo adiacente all’abbazia. Si trova nel territorio del comune di Fara in Sabina, nella provincia di Rieti nel Lazio.La via principale del borgo sorto presso l’abbaziaBorgo di Farfa. StoriaL’abbazia di Santa Maria di Farfa fu fondata tra 560 e 570 da Lorenzo Siro vescovo di Forum Novum (Vescovio).[1] L’abbazia crebbe in importanza e considerazione e ricevette elargizioni, privilegi, esenzioni, da parte di imperatori e papi e diventò così una vera potenza interposta fra il patrimonio di Pietro ed il Ducato di Spoleto. Farfa era un’abbazia imperiale, svincolata dal controllo pontificio, ma vicinissima alla Santa Sede, tant’è vero che il suo abate era a capo di una diocesi suburbicaria (quella attualmente confluita nella sede suburbicaria di Sabina-Poggio Mirteto ne è solo una parte, visto che in origine essa seguiva l’orografia appenninica fino a lambire i territori del primo nucleo territoriale pontificio, quello che Liutprando ricavò dal “corridoio bizantino” con la donazione di Sutri). Nel momento più alto della sua potenza l’abbazia controllava 600 tra chiese e monasteri, 132 castelli o piazzeforti e 6 città fortificate, per un totale di più di 300 villaggi: si diceva che l’abate facesse ombra alla potenza del papa, ma in realtà il suo potere era quello di un vero e proprio legato imperiale incaricato della difesa del Lazio e della rappresentanza degli interessi imperiali presso la Santa Sede.[2] Uomini colti, degni e devoti, si succedettero alla direzione dell’abbazia, come ad esempio l’abate Sicardo, parente di Carlo Magno. Durante il regno di Carlo Magno, l’abbazia ebbe il massimo sviluppo edilizio, che ne modificò così tanto la struttura originale che solo di recente è stato possibile ricostruirla. In pochi decenni divenne uno dei centri più conosciuti e prestigiosi dell’Europa medievale.[3] La Constructio Monasterii Farfensis racconta che il monaco Tommaso di Moriana in pellegrinaggio a Gerusalemme, mentre era in preghiera davanti al Santo Sepolcro, la Vergine Maria in una visione lo avvertì di tornare in Italia e restaurare Farfa, e al duca di Spoleto Faroaldo II, che aveva avuto la stessa visione, fu comandato di aiutare questo lavoro. Tommaso divenne quindi il primo abate di Farfa e diede luogo alla rifondazione della comunità monastica. Tommaso morì nel 720 e per più di un secolo gli abati che governarono l’abbazia di Farfa furono franchi. Carlo Magno stesso, poche settimane prima di essere incoronato in san Pietro il 25 dicembre 800, visitò l’abbazia e vi sostò. Per comprendere l’importanza economica di Farfa basti pensare che nel terzo decennio del IX secolo, sotto l’abate Ingoaldo, essa possedeva una nave commerciale esentata dai dazi dei porti dell’impero carolingio.
ABAZIA DI FARFA

