Un posto magico, avvolto nell’arte e nelle sue sfaccettature più intime. Un posto dove tutto ciò che è creato deve stupire. In un secolo dove ci sono anche artisti del calibro di Maderno e da Cortona, Bernini e Borromini si contendono lo scettro del miglior protagonista dello stesso, attraverso due stili artistici agli antipodi, collimanti con i loro stili di vita. In tutto e per tutto il grande scultore e architetto napoletano era ben voluto dai pontefici, ma altresì dai loro collaboratori o collaboratrici. Borromini invece, che deve tale cognome alla stima che per lui (che di cognome faceva Castelli) aveva il Cardinale Borromeo, fu sempre considerato un “secondo” rispetto al suo rivale, ma a torto, perché alcune sue opere d’arte e costruzioni sono, ad avviso di molti, inarrivabili già solo per il loro concepimento, figuriamoci per la realizzazione. Tale inquietudine, in quell’ambiente di Roma fervente di arte, porto al suicidio del Borromini nel 1667. Per altri 13 anni (fino alla sua morte, avvenuta nel 1680) invece Bernini avrebbe continuato a essere il principale esponente di quella corrente artistica che “segue il capriccio dell’artista allontanandosi dai canoni convenzionali”, ossia, giustappunto, il Barocco.
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